Lorenzo Frizzera


Dopo la I edizione

“L’esperienza di Zipoli mi ha permesso di dare espressione al mio essere musicista nel senso più vero.

È questa è una condizione che si verifica raramente, solo quando il pubblico sta in un silenzio assoluto e concentrato, dovuto non semplicemente a norme di rispetto o di buona educazione, ma al frutto di una forte tensione concentrata. Quest’ultima è certamente stata amplificata dal luogo e dal momento in cui la mia performance si è tenuta: ai piedi dell’altare di una maestosa chiesa barocca, parzialmente illuminata e chiusa al pubblico, in una sera d’estate.

Ho suonato delle brevi improvvisazioni alternandole ai dialoghi con i partecipanti del workshop, durante i quali, oltre a presentare il mio percorso di musicista, ho raccontato ciò che accadeva in me durante le singole esecuzioni.

Quando improvviso in piena libertà mi libero del tempo e dello spazio in cui mi trovo: vivo in una dimensione parallela nella quale sento un flusso di energia che mi pervade. Un’energia che è al tempo stesso fisica, creativa ed emotiva. Credo che questo lasciarsi ‘toccare’ da questa forza sia una forma di dialogo con Dio; un dialogo al quale talvolta resisto, mentre altre volte cedo, trovando in esso la libertà da me stesso. Si tratta in sostanza di una forma di preghiera non verbale.

Per questo l’elemento più interessante del workshop è stato il fatto di riuscire a comunicare la presenza di questo flusso al pubblico. Infatti, dopo una serie di buone improvvisazioni, è risultata evidente ai partecipanti la mia ‘resistenza’ a questa energia e quindi la debolezza di una mia certa esecuzione, sebbene in quell’occasione la forma musicale avesse assunto una forma apparentemente più definita e ‘pulita’, più fruibile e canonica. Ciò mi ha notevolmente stupito poiché spesso mi è difficile riuscire a comunicare questo perfino ad alcuni colleghi musicisti.

Ho quindi provato un senso profondo di libertà ed ho potuto constatare quanto questa mia libertà fosse in fondo il desiderio di chi mi ascoltava, in quanto nella libertà posso sperimentare l’amore e, in base alla mia esperienza, questo è infine ciò che il pubblico percepisce. A prescindere dalla tecnica, dalla correttezza del flusso

narrativo delle idee musicali, ciò che conta è in fondo il musicista in quanto persona, il suo ‘essere presente a se stesso’, ‘essere pienamente se stesso’.

Attraverso questa esperienza il tema che mi era stato affidato, dal titolo ‘Il sacro (n)della musica’, è stato affrontato principalmente tramite il suono, mentre le parole sono servite come strumenti di lavoro, un po’ come attrezzi che, in fondo, a fine giornata si ripongono in una cassetta, poiché ciò che conta è l’oggetto dell’esperienza più che la sua descrizione.

Un altro elemento di forte interesse è stato come in due distinte occasioni, con due studenti si sia creato un ponte tra l’esperienza del dolore e la musica, dove quest’ultima può rappresentare una via per assaporare la trasformazione di energia che il dolore consente a chi ne coglie l’opportunità. In musica ciò accade in chiave estetica, mentre nella vita ciò può attuare una trasformazione etica. È questo per me un buon esempio di come la musica sia una metafora dell’esistenza, un formidabile strumento di miglioramento personale e collettivo.

Il mio saluto: sebbene la maggior parte dei musicisti voglia trovarsi al centro del palcoscenico, il valore più straordinario della musica è la sua capacità di portarci dietro le quinte della nostra vita, verso la sua essenza, oltre ciò che appare a noi stessi o agli altri.

Zipoli è un’occasione per imparare che essa è uno specchio che riflette le parti più nascoste di noi stessi, rendendo trasparente la nostra superficie e permettendoci di essere persone più vere e quindi libere.”


Dopo la II Edizione

“Zipoli è in primo luogo una comunità di persone che vivono la musica come mezzo di elevazione spirituale. Gli ospiti sono invitati a raccontare come la musica abbia tracciato il loro percorso di vita ed il dialogo che ne scaturisce con i partecipanti è estremamente ricco di contenuti che superano l’approfondimento tecnico-stilistico tipico di ogni altro workshop musicale.

Il mio incontro di quest’anno, incentrato sulla descrizione dell’esperienza denominata ‘Kapuziner Strasse’, una tecnica di produzione di musica collaborativa, mi ha confermato quanto la musica sia più interessante come mezzo che come fine, quanto essa possa diventare mezzo di superamento dei propri limiti attraverso la comunione dei talenti, quanto la sensibilità e la ricchezza umana ed estetica di ogni individuo possa innalzare lo spirito, innalzando nel medesimo tempo la musica stessa.

Ciò che auspico è che questa comunità, intesa come ogni insieme di persone in cui vi sia una sensibilità diffusa a vivere la musica come via di crescita umana, si espanda e che dia frutti stabili e duraturi sia in campo artistico che spirituale e sono certo negli anni a venire Zipoli ne sarà un esempio fulgido.”



PRIMA EDIZIONE