Franco Mussida


“Le riflessioni fatte per prepararmi a questo appuntamento. Il luogo benedetto dalle intenzioni più alte e ispirate, in mezzo a una Palermo sacra che resiste all’assedio della fredda modernità, preservando la bellezza senza tempo della Cappella delle Dame.

La meraviglia di essermi reso conto che la laica Vie Du Coeur di cui parla Pascal, è quella misterico religiosa indicata da Ignazio di Loyola, incarnata da due inaspettati amici come Padre Fausto e Padre Eraldo. L’atmosfera, il silenzio ricettivo e solare di ragazzi e ragazze del seminario, in attesa di incontrarmi senza aspettative, rimarranno in me come un dono prezioso tra i più inaspettati.

Per tutti quanti è lunga la strada che dalla foresta dell’incoscienza interiore, porta a sviluppare la coscienza del cuore, l senso della vita vibrante.

E’ stato toccante condividere un pezzetto di quella strada. Spostarsi nel tempo in un viaggio antico e contemporaneo con le Parole del Vangelo di Giovanni riattualizzate, dove alla parola “Verbo” si è sostituita quella di “ Verità del cuore vibrante”.  La sorpresa è che tutto ciò che temevo potesse essere complesso, è suonato invece naturale, logico, assimilato senza forzature. Cosi la Musica, per tutti quelli che erano in quella sala, ha potuto riprendere il suo posto naturale di codice universale per la trasmissione degli affetti. Un codice che ci unisce al riparo da tutte le sue diverse forme e generi che invece ci dividono.

Ho avvertito e condiviso lo stupore dei ragazzi invitati ad accostare l’osservazione del territorio emotivo interiore, all’azione della Musica. L‘invito a percorrere una strada di lettura etica e di bonifica del proprio sé, proprio attraverso la Musica. Ma ho anche gioito nel aver percepito che sono principi che “Sentono”. Nel mio prossimo libro sull’esperienza affettiva della Musica un capitolo è dedicato alla “Ecologia dei Sentimenti”, un termine che ho coniato solo per bisogno.

Ecco credo che insieme, per una intera mattina, noi la si abbia esercitata insieme questa speciale ecologia. Il nostro singolo Pianeta affettivo ha bisogno di essere intuito, visto, nominato, costantemente riempito di immagini, di poesia, di una corrente di energia emotiva che risponde al nome di “amorevolezza”.

Portare luce permanente nel mondo affettivo non è come accendere una lampadina a comando. Serve dedizione giornaliera, silenzio, filtrare bellezza anche la dove pare non essercene; filtrare emozioni dalle piante, percepire la Musica la dove non si manifesta col suono.

In fondo abbiamo parlato, dialogato molto proprio di questo con i ragazzi.

Mentre discorrevo percepivo l’attenzione e un comune stato d’animo che si tagliava col coltello.

La percezione di stare tutti all’interno di una corrente che andava aldilà di ogni confessione e cultura, una corrente in cui tutti eravamo inseriti, oratori e ascoltatori. Non mi viene un altro termine per definire quel forte senso di appartenenza che avvertivo presente nel gruppo, se non: sentirsi nascostamente, ma unitamente uniti ad una discendenza: a quella dalla stirpe di Abele.

Sarà un’esperienza che mi porterò nel cuore, di cui ringrazio con calore i ragazzi, Padre Fausto, Padre Eraldo e l’ordine Gesuita.”