Quirino Principe


“Cari padre Eraldo e padre Fausto, all’età di quasi 83 anni, ho sentito di nuovo, dopo decenni di amore sfrenato per la solitudine, il desiderio di socialità e di comunità. Vivendo per alcune ore nel clima comunicativo di Villa Zito, poi di Casa Professa e delle chiesa del Gesù (una sindrome architettonica, pittorica, scultorea e teatrale che ha sospinto un irreligioso come me ai limiti del sublime), ho rammentato realtà lontanissime nel tempo, proprio quelle che oggi, e da decenni, sento come le “mie mancanze! (o “le mie povertà”). Una conoscenza preziosa in più, fra le rarissime che possano sollevare lo spirito. La modestia non è fra i miei vizi. Forse qualcosa dovrei averlo dato: l’esempio di come si possa vivere avendo superato gli ottant’anni avendo imparato che il lavoro culturale ha sempre a che fare con microcosmi, ciascuno dei quali ha in sé. in nuce, un macrocosmo.”