Viviana Rasulo

Voglio cominciare con una frase detta da uno dei relatori del Corso, rivolta soprattutto ai giovani: “La rivoluzione comincia con un atto d’amore”. Ecco cosa è stato per me il Corso: un atto d’amore. Perché ha suscitato il desiderio dell’armonia, dell’ordine, della spiritualità, della creatività e della libertà. La musica raccontata da esperti musicologi, suonata e danzata in diverse culture, parla con il suo linguaggio univoco… La musica unisce popoli in lotta; non ha tempo; non ha età. La musica spazia nell’universo. La musica è generosa, arriva a tutti. La sacralità della musica ha evocato in me mondi visionari, paesaggi inesistenti, la storia di Gesù… La musica racconta secondo una propria poetica. Ho danzato la mia storia, i miei dolori, le mie gioie: percependo l’essenza più profonda della mia spiritualità. Non mi vergogno di aver danzato come una pazza tra i pazzi, e – forse – l’ultima tra gli ultimi. La musica è per tutti, e interpreta i sentimenti più profondi della gente comune. Anche il suono di un gong o di uno strumento che arriva da terre a noi sconosciute può parlarci di Dio. Grazie, Padre Eraldo e Padre Fausto! Ci avete preso per mano e condotto su una strada di spiritualità e fratellanza, nell’intreccio di musica e relazioni umane con verità e bellezza. Il Corso, come una punta di diamante, è stato per me nutrimento dell’anima ed acqua per la mia sete di conoscenza.
[VII edizione]