Elisabetta Serio

"Sono arrivata ad Assisi con un’idea molto precisa: partire dal silenzio. Volevo provare a raccontare, attraverso le parole e con il pianoforte, quanto sia difficile ascoltare davvero: lasciare spazio; non avere paura del vuoto; rimanere fedeli alla propria voce e – nello stesso tempo – permettere alla voce dell’altro di spostarci, di metterci in discussione, forse – persino – di trasformarci. Poi, davanti a me c’erano loro: tanti ragazzi, tutti studenti. Li ho sentiti presenti dall’inizio alla fine: attenti, partecipi, curiosi. Non era un ascolto passivo: avevo la sensazione che stessero facendo il percorso insieme a me. Alla fine del concerto, sono arrivate tantissime domande. Ed è stato – forse – il momento che mi ha emozionata di più: perché quelle domande mi hanno fatto capire che avevano seguito davvero il mio racconto, che qualcosa era arrivato e aveva acceso in loro altri pensieri. È stato potente, evocativo, – a tratti – molto emozionante – anche per me. Avevo intitolato questo incontro “Il suono dell’altro come possibilità di trasformazione”. E – alla fine – mi sono accorta che non stavo semplicemente raccontando un’idea, ma la stavamo vivendo: loro ascoltavano me; io ascoltavo loro; e qualcosa, nel mezzo, era cambiato. Forse è proprio lì che accade la musica. Grazie a tutti gli studenti che hanno condiviso con me questo spazio: per l’ascolto, le domande, la curiosità e la generosità con cui si sono messi in gioco. Un grazie sincero all’Associazione Cecilia, che ha reso possibile questo incontro; e a Padre Eraldo e Padre Fausto: per l’accoglienza, la cura e la sensibilità con cui mi hanno accompagnata in questa esperienza. Torno da Assisi portando con me molto più di quanto avevo immaginato. ”
OSPITI







