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“ I primi padri, osservando che questo popolo barbaro era dotato nell’arte dell’armonia, e da essa era incantato profondamente, decisero che fosse necessario valorizzare in qualche modo la loro dote, e così arrivare a un punto di incontro, affinché potessero essere accolti nel grembo della Chiesa più di buon grado, e trattenersi lì più piacevolmente. Introdussero dunque la consuetudine che non solo in occasione delle feste e delle domeniche, ma anche in ogni giorno feriale, durante la messa, i musicisti intonassero i canti sacri; o certamente che si cimentassero nell’uso di un qualche strumento di musica, tramite la quale questa gente rude e semplice era attratta verso la Chiesa, come fossero i pesanti massi e le pietre immobili chiamate da Orfeo, trasformando in quel momento quelle cose materiali in una mozione interiore, in onore di quella celeste melodia, che era degna di essere udita fra gli angeli. Questa lodevole abitudine, allora introdotta, perdura tuttora: e così ora risuonano gli organi, ora le cetre; parimenti la tiorba, e le corde della lira dilettano le orecchie; ora si odono i clarinetti, il liuti, i timpani.”

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